http://www.sentireascoltare.com/recensione/6937/Cccandy-Lonesome-Berlin.htmlIl primo vinile lungo della Avant! è appannaggio di un solo-project made in Deutschland che si muove su coordinate molto in voga ultimamente. Una sorta di synth-wave spastica in modalità minimal che cortocircuita spesso con la cosiddetta cold-wave che tanti cuori (ehm) scaldò negli 80s.
Metronomica e marziale nell’assetto ritmico (just a drum-machine, dopotutto), meccanica e robotica nelle vocals effettate, la musica di Stefan, ventenne tedesco che si nascondo dietro il moniker Cccandy, è esattamente ciò che vi potete aspettare come colonna sonora di un immaginario in b/n privo di qualsiasi sfumatura intermedia. L’etichetta segnala come punti di contatto The Normal e Dark Day, ma potremmo tranquillamente aggiungere alcuni progetti minori targati Sacred Bones come Nice Face o, più per suggestioni che per veri e propri legami musicali, tutto il giro portato avanti dalla Dais/Heartworm (pensiamo a Cold Cave, tanto per fare un nome sulla bocca di tutti) o dall’olandese Enfant Terrible (gli ottimi Agent Side Grinder).
Etichette e gruppi in fissa col sostrato dark-wave e/o minimal-synth dei mitizzati anni ’80, ma da cui Cccandy si distacca (di poco) per un distinguo e un dettaglio a margine. Il primo è che qui sembra esserci, seppur sempre virato al nero, qualche sprazzo di luce (She Lied, Teacher Of Lust, l’autoreferenziale I’m A Punk), tanto che si sfiorano lande synth-pop. Il secondo è più un paradosso, dato che pur evocando i terribili anni Ottanta, il pischello dietro Cccandy a quell’epoca non era ancora nato. Della serie, altro che immaginario ipnagogico.